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ANZIANI CACCIATI DA AMBULATORI PER FARE POSTO A PROFUGHI, E’ RIVOLTA!!

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ANZIANI CACCIATI DA AMBULATORI PER FARE POSTO A PROFUGHI, SCATTA MOBILITAZIONE

Profughi della Serena smistati negli ambulatori dei medici di base di Sant’Antonino, bloccando le liste d’attesa dei residenti, che ora annunciano proteste e raccolte firme: il segretario regionale della Lega Gianantonio Da Re chiede la testa del dirigente dell’Usl 2 autore della decisione.

detto, infuriandosi, di non saperne nulla e che lunedì (oggi, ndr) striglierà il dirigente che ha preso la scelta sbagliata di dirottare i profughi in ambulatori che hanno già raggiunto il tetto massimo di mutuati, bloccando così i nuovi ingressi dei residenti, soprattutto anziani. E che sposterà d’ufficio i profughi dagli ambulatori di Sant’Antonino a quelli di altri quartieri con medici di base con pochi mutuati. Bene, ma non basta: Benazzi deve licenziare quel dirigente, ma anche mandare a quel paese la prefettura, rifiutandosi di pesare coi profughi sugli ambulatori». Insomma, la partita è tutta tra l’Usl e la prefettura, che avrebbe invitato l’azienda sanitaria a smistare sul territorio, per le cure mediche esterne al centro di accoglienza della ex caserma Serena, i profughi già in possesso di carta di identità. Solo che la scelta su Sant’Antonino, anche se è il quartiere più vicino alla Salsa, è stata appunto la meno appropriata, in quanto i 4 ambulatori medici del quartiere sono già saturi di mutuati e ora, con una trentina di profughi da curare a testa, il ricambio dei mutuati residenti diventa impossibile. E infatti molti anziani sono già stati costretti a trovarsi un medico in altri quartieri.«Così facendo ci viene rubato un nostro diritto», dice Domenico Piccoli, residente ed ex consigliere comunale azzurro. «È un fatto gravissimo», incalza il consigliere comunale della Lega Sandro Zampese, «Presenterò un ordine del giorno per chiedere al sindaco Giovanni Manildo, primo responsabile sanitario della città, di prendere provvedimenti. Manildo non può starsene zitto. Non può permettere che dei clandestini ottengano quel medico condotto che i nostri pensionati non possono ottenere nel loro quartiere. Non è razzismo, ma rispetto delle regole: la tutela della salute dei profughi, per convenzione, va garantita all’interno delle strutture di prima accoglienza». Appunto: che dice il sindaco? Giovanni Manildo preferisce non commentare, in quanto il problema non riguarda Ca’ Sugana, ma scelte operative tra prefettura e Usl 2. Però a Ca’ Sugana si respira un forte nervosismo, dice qualcuno, nell’assistere a una faccenda che ha innescato una polemica politica che, nel sentimento popolare, va comunque a toccare anche Ca’ Sugana, chiamando in causa proprio Manildo.

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