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Crisi Alitalia: tratte low cost!

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Crisi Alitalia: tratte low cost!

MILANO Breve e medio raggio in formato low cost, forte spinta e investimenti sul lungo raggio, specie sulle rotte intercontinentali: Asia e Nord America, queste ultime da Linate modificando il decreto Lupi che le limitava. L’inversione a U della mission di Alitalia deve avvenire con una quarta resurrezione ma purtroppo con un nuovo costo sociale elevato: dopo gli 8.200 fuoriusciti del piano Fenice (2008), adesso ci sarebbero quasi 4 mila dipendenti complessivi interni (su 12.600) ed esterni (su 30 mila) in esubero per effetto di un taglio più energico dei costi funzionale a riportare in equilibrio i conti almeno nel 2020, mentre nel 2019 dovrebbe tornare positivo il margine operativo.

LUNEDÌ CONSIGLIO
La terapia d’urto, tanto conclamata da governo e azionisti italiani guidati da Intesa Sanpaolo (20,59%) e Unicredit (12,99%) per promuovere la svolta, inizia a vedere la luce nella bozza del piano industriale ancora macro, licenziata nelle ultime ore da Cramer Ball sotto la diretta supervisione dei vari advisor coinvolti: Lazard, Roland Berger, Kpmg, Dla Piper. L’alternativa è il fallimento con tutto quello che ne consegue in termini di immagine, reputazione costi, disagi, ripercussioni economiche sul sistema Paese. Senza tagli i soci non sono disposti a mettere altri soldi: le banche farebbero un passo indietro a iniettare altri 175 milioni freschi e a convertirne 165 in equity, come ipotizzato nelle linee guida tracciate da Lazard (Etihad ne dovrebbe mettere altri 275 dopo i 100 di dicembre e la conversione di 220 milioni del bond). I nuovi interventi devono essere compatibili con le proiezioni del nuovo piano. Le banche hanno siglato un accordo di moratoria valido fino al 31 marzo.

Nel pomeriggio di lunedì 27 tornerà a riunirsi il cda presieduto da Luca Cordero di Montezemolo. Una riunione dove tutti saranno collegati in call visto che non è necessaria la presenza fisica: sul tavolo l’esame del budget solo argomenti di gestione ordinaria. Ormai i grandi azionisti di Alitalia Cai che controlla al 51% Alitalia Sai tramite Midco, hanno deciso di prendere in mano il day by day riunendo ogni settimana il board in modo da affiancare Ball il cui destino è sempre in bilico. Non verranno sostituiti adesso i consiglieri dimissionari Antonella Mansi e Roberto Colaninno: i grandi soci italiani avrebbero concordato di cooptare i nuovi membri quando ci sarà una stabilità aziendale, quindi post approvazione del piano. Al consiglio di lunedì potrebbe essere fornita una prima informativa sul nuovo business plan che comunque sarà oggetto di rifiniture nel week end in funzione della spalmatura del taglio dei costi per essere presentato martedì 28 agli stakeholders: banche e Generali, sottoscrittore del Dolce vita bond (scadenza 2020) che avrebbe già detto no alla conversione in capitale Alitalia, rendendosi però, disponibile a una ristrutturazione. Da notare che le nuove proiezioni capovolgono l’impostazione del vecchio piano, non solo aumentando di oltre il 50% i tagli ma anche rivedendo al ribasso di circa il 20% i ricavi per le difficoltà legate alla riconversione del business. Dalla prossima settimana partiranno le negoziazioni che si spera possano concludersi entro fine marzo, non oltre. Alitalia brucia 100 milioni al trimestre e alla luce dei nuovi obiettivi andranno tarati gli ulteriori sacrifici delle banche e di Etihad. Non è scontato bastino perchè non è detto che le misure ipotizzate da Lazard possano soddisfare le esigenze patrimoniali.

Lo spettro dei 4 mila esuberi finora paventato, adesso potrebbe materializzarsi per effetto della crescita del taglio costi, visto che i 160 milioni annui del vecchio piano erano inadeguati per Intesa Sp e Unicredit per riportare in equilibrio i conti. Nella nuova formulazione sarebbe previsto un risparmio di 200-250 milioni annui, a seconda dell’andamento dei tagli che riguarderanno anche altre spese come i derivati. I risparmi sono figli della riconversione del modello di business. Sulle tratte brevi e a medio raggio, Alitalia diventerà low cost in modo da essere competitiva con Easyjet e Ryanair.

Con il cambio del modello di business si ridimensionerà il personale: tra assistenti e piloti le eccedenze dovrebbero crescere dai 1600 stimati prima a circa 2 mila ai quali si aggiungeranno almeno altri 2 mila fra i dipendenti indiretti delle attività in outsourcing: catering, handling, manutenzione, amministrazione e contabilità, merci e spedizioni. L’indotto comprende circa 30 mila unità operanti negli scali dove vola la compagnia. Le imprese romane coinvolte sono circa 50.

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