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Il “compagno” Landini? No no, il “padrone”! La mossa clamorosa: ecco chi ha licenziato

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Qual è il colmo per un sindacalista della Fiom? Essere licenziato dal capo senza giusta causa. È quello che ha pensato con un sorriso malinconico Sergio Bellavita, leader della minoranza dei metalmeccanici della Cgil, quando Landini & compagni gli hanno comunicato che dopo 15 anni di onesta attività veniva rispedito a casa. O meglio, gli veniva revocato il distacco sindacale.

Motivazioni? A sentire l’erede di Giorgio Cremaschi, storica figura di sinistra della Fiom, nessuna. «Non vengo cacciato – spiega in una nota – perché colto a rubare, non perché ho fatto un accordo vergognoso – ho persino i messaggini in cui Landini si complimenta per la gestione di alcune vertenze – Vengo cacciato solo perché rappresento l’opposizione interna alla Cgil. Il dissenso che la Cgil e la Fiom hanno deciso di ridurre al silenzio, di espellere».

E poi entra nel merito della contrapposizione con il capo: «Landini in pochi giorni ha riabilitato Sergio Marchionne e licenziato Sergio Bellavita. Uno è diventato buono e l’altro è stato sempre cattivo. Anche questa è parte della pochezza di un segretario dispotico e arrogante che ha raccolto solo sconfitte e che lascerà macerie».

Apriti cielo. Al teatro Carcano di Milano, dove si sono riuniti più di mille metalmeccanici lombardi di Fim, Fiom e Uilm, in vista dello sciopero del 20 aprile per il rinnovo del contratto nazionale, Landini è stato accolto da fischi e schiamazzi (da parte della Rete 28 aprile, che rappresenta l’opposizione). E con il passare delle ore si sono moltiplicate le voci critiche della sinistra, non solo sindacale.

La replica? Dalla Fiom fanno sapere che «il dissenso è ancora legittimo, ma che le scelte del Comitato centrale sono vincolanti per tutti. E che l’atteggiamento fortemente critico e denigratorio verso il sindacato era costato a Bellavita, i primi di marzo, una lettera di richiamo…».

Certo. Ma al di là del merito, la minoranza dei metalmeccanici della Cgil vede come fumo negli occhi la linea trattativista adottata dal sindacato sia sul rinnovo del contratto (compatti come da tempo non succedeva con Fim e Uilm) che su Fca, qui la questione è politica. Ma come, Landini non era il paladino dei diritti di tutti i lavoratori? Non era quello che il Jobs Act eliminando l’articolo 18 aveva distrutto il lavoro? Non era il più convinto sostenitore del referendum contro la riforma? E ora che fa? Licenzia l’opposizione interna senza giusta causa e senza neanche un minimo di preavviso?

Il pensiero non può che andare al povero Sergio Bellavita che il 9 maggio dopo anni di onesta attività sindacale sarà costretto tornare in fabbrica, alla Cei (Costruzioni Emiliane Ingranaggi) ad Anzola Emilia, e dovrà persino (ri)cominciare a lavorare…

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