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Viene sfrattato di casa dalla banca la demolisce e lascia solo le mura

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Singolare protesta di due coniugi, costretti dall’autorità giudiziaria ad uscire dalla loro abitazione.

Cerro Maggiore (Milano), maggio 2016 – Sfrattati dalla casa di loro proprietà, la smontano e vi lasciano solo i muri. Si sono portati via tutto i coniugi Gaetano Napoli (subito denunciato dalla banca per i danni fatti all’abitazione stessa) e Graziella De Luca, costretti dall’autorità giudiziaria a uscire dalla loro villa di via Ovidio 23 a Cerro Maggiore. Qui non vi hanno lasciato nulla, neppure le piastrelle dei pavimenti, le tegole del tetto, la porta blindata, gli infissi, i termosifoni, i sanitari, le tubature, il cancello, i fili dell’impianto elettrico e i tombini: “Negli anni che vi abbiamo vissuto, ci abbiamo speso più di 100mila euro di lavori, oltre ai 90mila di rate di mutuo sempre pagate – dicono Gaetano e Graziella – E così, visto che ora la banca ce l’ha pignorata, ci siamo portati via tutto.

La rabbia è infatti tanta visto che ci sentiamo vittima di un’ingiustizia. Siamo stati sfrattati a causa di una tardiva annotazione da parte dello Stato civile del Comune di Cerro: ci sono voluti dieci anni per notificare un atto sul fondo patrimoniale (ovvero quel vincolo che una coppia sposata sottoscrive su case, terreni e auto per soddisfare i bisogni della famiglia e preservarle contro eventuali difficoltà future, tra cui il pignoramento, ndr) per il quale sarebbero bastate poche settimane. E così il bene immobiliare che non poteva essere pignorato è ora perso”.

Di opinione completamente contraria è invece il Comune di Cerro: “Non è vero quanto sostengono. La procedura pendente è dovuta solo a comportamenti a loro attribuibili. La costituzione di un fondo patrimoniale, infatti, non rende i beni che ne fanno parte del tutto impignorabili ma essi sono aggredibili quando i debiti sono contratti per soddisfare esigenze relative alla vita familiare, ovvero quando il creditore ignorava che fossero contratti a scopi estranei a questi bisogni”.

Per il Comune di Cerro Maggiore (che aveva tentato una definizione transattiva rifiutata però dai coniugi Napoli) l’iter esecutivo dello sfratto non è quindi in nessun modo dipeso da eventuali omissioni o ritardi, ma il tutto sarebbe avvenuto anche qualora quell’atto fosse stato trascritto prima di quei nove anni che ha invece impiegato.

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